On The Run (Capitolo 8)

Nel capitolo di oggi la fuga passa un po’ in secondo piano, per dare più spazio ai personaggi e alla loro evoluzione, nonché all’evoluzione delle loro relazioni.
Spero che la storia vi stia piacendo! Se volete comunicarmi il vostro apprezzamento, non esitate a commentare i vari capitoli qui sul blog! Se invece preferite mandarmi un messaggio in privato, venite a trovarmi su Facebook, Twitter e Instagram! Fatemi sapere anche se ci sono cose che non vi piacciono, non vi convincono totalmente, oppure se ci sono errori che devono assolutamente essere corretti: sarei molto felice di ricevere le vostre critiche costruttive!
Buona lettura!
∼Arkytior

(Capitoli precedenti: 1 2 3 4 5 6 7)

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On The Run

Capitolo 8

James e Theodora avevano deciso di proseguire il loro viaggio andando verso nord, verso la Scozia. Lungo la strada, si fermarono a fare benzina, e, mentre James era fuori dalla macchina, Theodora colse l’occasione per fare una telefonata a Jo, per aggiornarsi sull’andamento della situazione politica.
«Allora, cosa mi sto perdendo?» chiese Theodora.
«Sei fortunata, in questo momento Storm non sta facendo niente di assurdamente assurdo…» rispose Jo. «Oh, Dio, non so più nemmeno cosa dico… Sono preoccupatissima per te! Tu stai bene?»
«Beh, sì, se escludiamo il fatto che non vedo una doccia e un letto vero da una settimana, più o meno…»
«E com’è la situazione con… Hai capito, no?»
Theodora non sapeva cosa rispondere. Se avesse detto una bugia, avrebbe dovuto convivere con il pensiero di aver mentito a Jo, la sua unica amica; se invece avesse detto la verità, sicuramente Jo avrebbe iniziato a farle la predica.
«Beh, diciamo che non sembra tanto lo ‘spezzacuori’ che credevamo…» scelse di dire Theodora, cercando di evitare che Jo si arrabbiasse con lei.
«Che intendi dire?» Jo sembrava leggermente alterata, dalla voce.
«Sembra gentile, sincero… Voglio dire, ho usato il mio ‘potere’ per capire se mentiva, quando mi ha detto quello che mi ha detto, e… non mentiva! Cioè, credo che sia veramente innamorato di me! È un tantino inquietante, perché ha detto di aver pensato solo ed esclusivamente a me per dieci anni, ma almeno non è un vampiro che entra tutte le notti in camera mia per guardarmi dormire!»
«Dora, Dora, Dora… È esattamente la stessa cosa! E aggiungi anche tutte le ragazze che ha lasciato! Andiamo, non vale la pena di perdere tempo con quello lì! La mia amica Sophie è stata lasciata dopo neanche una settimana, e pensa che sia veramente irritante il fatto che il suo viso sia leggermente asimmetrico… Comunque, dettagli a parte, sei più in pericolo di quanto pensi! Quello lì è malato, non farti ingannare!»
«Va bene, cercherò di stare attenta…»
«Tieni gli occhi aperti… Non fidarti di lui…»
Theodora riagganciò proprio mentre James stava tornando in macchina.
«Chi era, una tua amica?» chiese James.
«Sì, mi stava aggiornando su quello che sta facendo Storm…»

Jo non poteva credere alle parole della sua amica. Posò il telefono, e rifletté per qualche secondo su quello che Theodora le aveva detto. “Non sembra tanto lo ‘spezzacuori’ che credevamo”? Quell’uomo era un mostro, e Jo lo sapeva bene. Theodora stava cadendo nella sua trappola, e molto presto sarebbe stato troppo tardi: Theodora sarebbe finita come tutte le sue altre vittime, completamente sola, assetata di vendetta, e con un vuoto nel cuore che nessuno sarebbe mai più riuscito a colmare. In più, i suoi genitori erano morti, e quindi non avrebbe mai trovato nemmeno un’ancora di salvezza. In quel momento, Jo era la sua ultima speranza: Jo avrebbe fatto di tutto per salvare la sua amica da quell’orribile destino che la aspettava. Se solo Theodora la ascoltasse! Theodora era sempre stata un po’ testarda, forse perché la sua intelligenza molto sopra la media l’aveva sempre fatta sentire superiore agli altri, l’unica a sapere come stanno veramente le cose. Per questo, difficilmente ammetteva di essere in torto, e che qualcun altro avesse ragione. Jo sperava tanto che prima o poi Theodora capisse la gravità della sua situazione: era convinta che suo padre l’avesse affidata a qualcuno che l’avrebbe protetta, ma, in realtà, la ragazza era tutt’altro che in buone mani.

Nel frattempo, la fuga di Theodora e James continuava. L’evoluzione del loro rapporto aveva fatto sì che Theodora non si annoiasse più così tanto durante quella fuga. Viaggiare con un completo estraneo che un po’ spaventava era ben diverso dal viaggiare con una persona con cui si ha più confidenza, come un amico, o addirittura un fidanzato. Ora che i due si erano aperti l’una all’altro, avevano abbattuto le barriere che li dividevano. Theodora sorrideva di più, e aveva iniziato a considerare quel viaggio con James una splendida occasione per imparare qualcosa di nuovo. A questo proposito, colse l’occasione per imparare finalmente a guidare. Certo, era comodo avere sempre a disposizione un autista privato che la portasse dovunque desiderasse andare, ma Theodora preferiva essere più indipendente. James si mostrò subito disponibile ad insegnarle a guidare, infatti le lezioni cominciarono immediatamente.
In quel momento, James stava facendo esercitare la ragazza con le curve, approfittando di un parcheggio quasi vuoto. Theodora imparava veramente in fretta, dato che era molto determinata ad imparare. Se la cavava benissimo, e James era veramente orgoglioso di lei.
Fu soltanto dopo una mezz’ora che James si accorse dei due uomini dall’aria sospetta che li stavano spiando, da dentro una macchina nera parcheggiata. Sicuramente erano uomini di Storm che cercavano Theodora.
«Non agitarti, Dora, ma penso che quei due stiano cercando noi,» disse James.
Theodora si sforzò di restare il più calma possibile, anche se le risultava difficile dopo quello che era successo a Brighton. Continuò a guidare come se niente fosse, concentrandosi su come impostare le curve.
«Perfetto…» disse Theodora, continuando a guardare dritto davanti a lei. «Mi fermo, ci scambiamo di posto, e tu cerchi di seminarli?»
«No, non abbiamo tempo di fermarci: dovrai guidare tu!»
Theodora cercò di restare concentrata sulla guida. Uscì dal parcheggio, come se niente fosse, e tentò di seminare i suoi inseguitori percorrendo le stradine della città, svoltando di continuo per confondere i due emissari di Storm. Dopo un po’, le venne un’idea geniale per far perdere definitivamente le loro tracce, un’idea a cui non avrebbe mai pensato, soltanto un paio di settimane prima: prendere l’autostrada. James rimase molto sorpreso dalla decisione di Theodora, ma in fondo sapeva che la ragazza sarebbe stata in grado di guidare perfettamente anche in autostrada, nonostante fosse ancora una principiante. E fu così: Theodora era concentrata al massimo sulla guida, cercando di rispettare al massimo le regole della strada, ma allo stesso tempo tentando di far perdere le sue tracce agli emissari di Storm. Aveva imparato a guidare soltanto da un giorno o due, ma era perfettamente in grado di farlo in autostrada, anche andando più veloce di quanto non avesse mai fatto, e questo la sorprese parecchio.
«Li abbiamo seminati, ormai?» chiese Theodora, dopo un po’, dando una rapida occhiata allo specchietto retrovisore, per assicurarsi che non ci fosse nessun altro che li stesse seguendo.
«Ci hanno persi, non ti preoccupare… Posso continuare io a guidare, adesso, comunque…»
«Certamente! Appena trovo un posto per fermarmi…»

Un paio di sere dopo, con grande gioia di Theodora, i due si fermarono di nuovo in un motel. Era la terza volta, in tutto il viaggio, che i due avrebbero dormito in un vero letto. Theodora considerava veramente scomodo dormire in macchina, e le dava molto fastidio non avere sempre la possibilità di farsi una doccia.
Come le volte precedenti, Theodora si appropriò immediatamente del bagno, dato che aveva assolutamente bisogno di farsi una doccia, ma, a differenza delle altre volte, non sembrò darle tanto fastidio il fatto che, come al solito, nella stanza c’era un solo letto matrimoniale. Forse questo era dovuto ai cambiamenti nel loro rapporto, pensò James.
Dopo che entrambi ebbero fatto la doccia, si misero a letto. Theodora si sistemò all’estremità del letto, abbastanza lontana da James: considerava ancora parecchio imbarazzante il fatto di dormire nel suo stesso letto. Non appena Theodora ebbe spento la luce, James si avvicinò silenziosamente a lei e iniziò a baciarle lentamente la pelle della schiena lasciata scoperta dalla canottierina con cui dormiva. Alla ragazza piaceva quella sensazione, ma si voltò comunque verso di lui.
«Ma che stai…» iniziò a chiedergli.
James interruppe la domanda di Theodora, iniziando a baciarla sulle labbra. Theodora rispose al bacio, abbracciando James.
In quel momento, Theodora si ricordò dell’avvertimento di Jo: era proprio da questo che la sua amica la stava mettendo in guardia! Una parte di lei aveva paura di quello che stava succedendo, e voleva smettere immediatamente, mentre all’altra parte non importava minimamente di quello che aveva detto Jo. Ancora una volta, Theodora non sapeva che fare, se dare ascolto alla sua amica, oppure pensare con la propria testa, convinta di avere ragione. La ragazza scelse quest’ultima opzione: dopotutto, per quanto fosse più esperta e informata di Theodora, Jo poteva sempre sbagliare!

La mattina seguente, quando Theodora si svegliò, la prima cosa che vide era la luce del sole che filtrava dalle persiane chiuse della finestra sulla parete di fronte a lei. Doveva essere mezzogiorno, o comunque molto tardi. La seconda cosa di cui prese coscienza fu il battito del cuore di James, un suono a cui si era abituata, avendolo avuto vicino tutta la notte. Theodora pensò che fosse il caso di alzarsi, perciò si allontanò da James il più silenziosamente possibile, prese i suoi vestiti e, sempre cercando di non fare il minimo rumore, si chiuse in bagno per farsi la doccia. Con sua grande sorpresa, si ritrovò a cantare sotto la doccia.

And in this crazy life, and through these crazy times,
It’s you, it’s you, you make me sing.
You’re every line, you’re every word, you’re everything.
You’re every song, and I sing along.
Cause you’re my everything.
(E in questa folle vita, e attraverso questi tempi folli, / sei tu, sei tu che mi fai cantare. / Sei ogni verso, sei ogni parola, sei tutto. / Sei ogni canzone, e io canto. / Perché sei il mio tutto.)

Quella era una canzone che non si sarebbe mai aspettata di cantare. Le era capitato varie volte di sentire qualche canzone alla radio, ma non immaginava che un giorno si sarebbe ritrovata a cantare una di quelle canzoni sentite per caso…

You’re so beautiful,
But that’s not why I love you.
I’m not sure you know
That the reason I love you is you,
Being you,
Just you.
Yeah, the reason I love you
Is all that we’ve been through,
And that’s why I love you…
(Sei così bello, / ma non ti amo per questo. / Non sono sicura che tu sappia / che la ragione per cui ti amo sei tu, / l’essere te stesso, / semplicemente te stesso. / Sì, la ragione per cui ti amo / è tutto quello che abbiamo passato, / ed ecco perché ti amo…)

Aveva sentito poche volte anche quest’altra canzone, e si sorprese molto del fatto che ne ricordasse le parole. Era sicura che fosse una canzone di Avril Lavigne abbastanza recente, di cui non aveva mai capito veramente il significato del testo.

Oh, I just can’t get enough,
I’m a stoup, I need to fill me up.
It feels so good it must be love,
It’s everything that I’ve been dreaming of.
I give up. I give in. I let go. Let’s begin.
Cause no matter what I do,
Oh, my heart is filled with you.
(Oh, non riesco proprio ad averne abbastanza, / sono come un’acquasantiera, ho bisogno di essere riempita. / È così bello che dev’essere amore, / è tutto quello che ho sempre sognato. / Mi arrendo. Cedo. Lascio andare. Iniziamo. / Perché non importa quello che faccio, / oh, il mio cuore è riempito di te.)

Anche questa canzone, secondo Theodora, aveva un bel testo. L’aveva sentita alla radio qualche mese prima, ma non ricordava cosa stesse facendo in quel momento, e poi ricordò di averla sentita di nuovo soltanto qualche giorno prima, in un momento in cui era sola in macchina e si era messa a cantare la canzone che stava sentendo alla radio. James l’aveva colta di sorpresa, quando aveva aperto lo sportello della macchina e aveva detto alla ragazza che l’aveva sentita cantare: secondo Theodora, quello era stato uno dei momenti più imbarazzanti di quella fuga.
Uscita dalla doccia, la ragazza si asciugò, si vestì e si guardò allo specchio, prima di asciugarsi i capelli. Non aveva avuto molte occasioni di guardarsi allo specchio, da quando quella fuga era iniziata, ma ogni volta che le capitava di guardare il suo riflesso, era sempre più irriconoscibile. E non era solo perché aveva i capelli più corti e chiari, ma perché sentiva che qualcosa in lei stava cambiando, e qualcos’altro era già cambiato, forse. Mentre si pettinava, decise di cambiare leggermente la sua acconciatura: aveva sempre portato la riga dei capelli a sinistra, perciò decise di spostarla a destra, per vedere che effetto avrebbe fatto.
Dopo essersi pettinata, Theodora tornò in camera, e si diresse immediatamente verso la finestra, per aprirla e per svegliare James.
«Sorgi e splendi, dolcezza!» disse la ragazza. «È una bella giornata di sole, ci sono un sacco di cose da fare, e sarebbe un peccato starsene a letto tutto il giorno, non trovi? Specialmente perché siamo in fuga e non dovremmo fermarci tanto a lungo nello stesso posto…»
«Ancora cinque minuti… È ancora presto…»
«Macché! È mezzogiorno passato, e noi dovremmo già essere in viaggio per… non so esattamente dove, ma sicuramente dovremmo andare da qualche parte, e non stare qui a poltrire…»
«Ma com’è che sei così attiva, stamattina?»
«Non lo so… Forse questa fuga mi sta facendo più bene del previsto… Comunque, dai, è ora di alzarsi! E, per favore, mettiti qualcosa addosso: non mi piace invadere la privacy degli altri…»
«Non sapevo che ti desse tanto fastidio…»
«Sicuramente darà fastidio alla tizia della reception, quando usciremo…»

A pranzo, andarono in un McDonald’s Theodora si ricordò della prima volta che aveva mangiato in un fast food: James l’aveva portata lì, ma lei era abituata a tutt’altro tipo di cibo, e non aveva mai mangiato hamburger e patatine in vita sua.
«Sembri diversa, oggi…» le disse James, cercando di capire cosa ci fosse di diverso in Theodora.
«Davvero? Ho solo spostato la riga dei capelli dall’altra parte…»
«Ah, sì? Ti stanno bene, lo sai?»
«Grazie… Mi andava di provare qualcosa di nuovo… Forse dovrei provare a legarmeli, anche se sono piuttosto corti…»
«Saresti carina comunque… Avevi i capelli legati la prima volta che ci siamo incontrati, sai?»
«Davvero? Non me lo ricordo… Avevo anche i capelli molto più lunghi, però…»

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