On The Run (Epilogo)

Ed eccola qui, la conclusione che vi avevo anticipato nello scorso capitolo!
La fuga era finita, la pace sembrava ristabilita, ma c’erano ancora questioni in sospeso…
Buona lettura!
∼Arkytior

♠♠♠♠♠

(Capitoli precedenti: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10)

 

On The Run

Epilogo

Erano passati circa due mesi da quando Theodora era tornata a casa dopo quella lunga fuga e, contrariamente a quello che aveva detto di volere, era stata eletta Primo Ministro, con la quasi totalità dei voti a suo favore. Quel giorno stava camminando per un corridoio della sua residenza, insieme a due dei suoi assistenti: Louise, una donna di mezza età, leggeva ad alta voce gli impegni di Theodora per quel giorno, e Robert, un ragazzo di circa venticinque anni, parlava al telefono, attraverso l’auricolare che indossava sempre, al lavoro. Non appena finì la telefonata, si rivolse direttamente al suo capo:
«Signorina Smith, è arrivato.»
Theodora si voltò verso di lui, e lo fissò per qualche secondo, come se fosse ancora stordita da un brusco risveglio dopo un bel sogno. Le sembrava ancora strano avere persone che lavoravano per lei, anche se Louise e Robert erano molto gentili ed efficienti.
«Benissimo,» rispose Theodora, dopo qualche istante. «Fallo entrare!»
Robert andò ad accogliere l’ospite, mentre Theodora si congedò da Louise ed entrò in una sala in cui di solito riceveva le visite. La giovane donna chiuse la porta, si tolse gli occhiali da vista che portava quando non doveva apparire in pubblico, li appoggiò sul tavolo, e si avvicinò alla finestra.
Era impossibile che tutto questo fosse reale. Ricordava di essere vissuta lì per molti anni, ed ora le sembrava impossibile che ci fosse davvero tornata. Le sembrava lontanissimo il tempo in cui suo padre era stato Primo Ministro e l’aveva avviata alla carriera politica, anche se in realtà erano passati sì e no tre mesi, o poco più.
Theodora ripensò a tutto quello che le era successo negli ultimi mesi, e aveva paura che fosse soltanto un sogno, dal quale si sarebbe risvegliata molto presto, ritrovandosi intrappolata, in fuga, per salvarsi da un uomo malvagio che tentava di ucciderla, ma in compagnia di un altro uomo malvagio a cui non importava quasi niente di lei. Ripensando alla sua fuga, Theodora si mise a giocherellare con la catenina argentata che portava al collo. Era un regalo che le aveva fatto James, durante quel periodo: si trattava di una collanina argentata con un piccolo ciondolo a forma di J, che sembrava composto da tanti piccoli diamanti. In realtà, come poi le aveva spiegato James, si trattava semplicemente di pezzi di vetro e plastica, non di un vero gioiello costosissimo. Ma a Theodora non importava: in passato avrebbe dato eccessiva importanza al materiale con cui erano fatti i gioielli che indossava, ma in quel momento era più legata ai ricordi che le tornavano in mente ogni volta che guardava o toccava quella collanina.
Una voce la distolse dai suoi pensieri; Theodora smise di giocherellare con la sua collana e la rimise a posto, nascosta, dietro la cravatta scura che stava indossando:
«Theodora Catherine Smith…»
Anche se molte persone la conoscevano con il suo nome completo, e la chiamavano anche in quel modo, Theodora riconobbe subito a chi apparteneva la voce, perché le piaceva il suono del suo nome, pronunciato proprio da quella persona: sembrava diverso dal solito.
«James Anthony McDowell…» disse Theodora, voltandosi.
Proprio di fronte a lei, infatti, c’era James. Non lo vedeva da circa due mesi, ma non era affatto cambiato dall’ultima volta che l’aveva visto, se non per i vestiti che indossava. Quel giorno indossava un completo elegante, dato che avrebbe dovuto incontrare il nuovo Primo Ministro, ma il sorriso che si dipinse sul suo volto non appena sentì Theodora pronunciare il suo nome, era sempre lo stesso sorriso magnetico che a Theodora piaceva da impazzire.
«Credevo che te ne fossi andato…» continuò Theodora. «Non ti ho visto per un bel po’…»
«Ero solo in giro…» rispose James, vago. Non voleva rivelare a Theodora il vero motivo della sua fuga.
«Avresti sempre potuto avvertirmi… Ora possiamo usare i telefoni normalmente, non c’è più il pericolo di venire rintracciati, in qualche modo…»
James si concentrò sull’aspetto di Theodora. Anche se erano passati quasi tre mesi, non aveva più davanti la bambola perfetta che aveva il compito di proteggere, anche a costo della vita: ora si trovava di fronte ad una bellissima giovane donna forte, matura e sicura di sé. Il lungo viaggio l’aveva cambiata, non solo interiormente, ma anche esteriormente: ora i capelli di Theodora erano tornati castani, del loro colore naturale, ma erano sempre più corti di com’erano prima della fuga; inoltre, la ragazza sembrava aver scoperto quanto fosse comodo indossare i pantaloni, dato che in quel momento indossava un completo gessato marrone scuro, abbinato a delle scarpe basse nere.
«Hai notato quanto sono cambiata, vero?» chiese Theodora, notando che James stava studiando i suoi cambiamenti fisici. «È solo grazie a te che ora sono così. Se non ti avessi conosciuto, adesso sarei ancora una specie di bambola di porcellana più adatta ad essere esposta in una vetrina, che a governare un Paese!»
Aveva ragione: chi avrebbe mai immaginato che una ragazza perfetta come Theodora sarebbe stata in grado di adattarsi a tutte le varie situazioni causate da una fuga come quella, o che avrebbe guidato in autostrada durante un inseguimento, o che avrebbe saputo mettere al tappeto due energumeni che cercavano di ucciderla, senza nemmeno avere una pistola a disposizione?
«Se non ci fossi stato tu, a quest’ora non sarei qui, e in questo momento ci sarebbe una dittatura orribile… Grazie di avermi salvata!»
«Ho fatto solamente quello che tuo padre mi aveva chiesto: che ti avrei protetta sempre, anche a costo della vita…» rispose James. «Forse lui sapeva che saresti stata in grado di fermare tutto…»
«Non lo sapremo mai…»
I due rimasero a guardarsi negli occhi per qualche secondo.
«Quindi… hai intenzione di rimanere qui?» chiese Theodora, vaga.
«Beh, non ho molti posto dove andare…» disse James.
Una cosa che accomunava i due in quel momento era che erano completamente soli. Nessuna famiglia alle loro spalle, nessun amore ad aspettarli da qualche parte… Ovviamente, se si escludeva l’attrazione reciproca di cui entrambi erano a conoscenza, e che James continuava a negare.
«Non ti ho visto più in giro…» disse Theodora. «Te n’eri andato, quindi pensavo che a questo punto ci fosse una qualche Signora McDowell da qualche parte…»
«No, non c’è…» disse James. «O non ancora, almeno…» aggiunse poi, ripensandoci.
James stava iniziando a pensare che forse aveva fatto una cretinata, andandosene e abbandonando Theodora, tentando di negare il suo amore per lei. Decise di accettare finalmente quel sentimento e per la prima volta ammise qualcosa che aveva sempre tenuto nascosto:
«Non potevo sopportare di stare troppo tempo lontano da te, Dora, magari accanto a qualcun’altra, che non avrei mai amato quanto amo te…»
«E allora perché te ne sei andato?»
«Volevo darti la possibilità di costruirti una vita migliore, senza di me… Ti ho sempre amata, ma ho sempre pensato che forse tu meriti di stare con qualcuno migliore di me… E poi, tutti continuavano a dirti di stare lontana da me…»
Theodora era combattuta, ancora una volta. Praticamente tutti quelli che la conoscevano le avevano sconsigliato di frequentare James, ma qualcosa dentro di lei le suggeriva il contrario. Aveva preso la sua decisione: non le importava più cosa pensava la gente, perché la decisione era solo sua, e non doveva dipendere da nessun altro. Ormai aveva imparato a fare le sue scelte e ad accettarne le conseguenze, anche se in quel momento sapeva esattamente a cosa andava incontro, avendo avuto molto tempo a disposizione per conoscere bene la persona con cui aveva a che fare.
«Sai quanto me ne importa di quello che pensa la gente!» disse Theodora. «E soprattutto quella cretina di Jo! Solo perché vi siete lasciati, lei si è convinta che tu sia una specie di mostro che va a caccia di ragazzine innocenti solamente per il gusto di far loro del male… Ma io ti conosco, James, e so che non è vero niente di quello che Jo mi ha detto di te…»
«Ma mi conosci da pochissimo! Voglio dire, anche se siamo stati insieme per oltre un mese, ventiquattr’ore su ventiquattro…»
«Ti conosco abbastanza per essere in grado di affermare che tu non hai niente da invidiare ai tanti stupidi con cui sono uscita prima di conoscere te… Tu sei stato in grado di migliorarmi, di rendermi felice anche dopo la morte dei miei genitori, di farmi sentire protetta, e non c’è nient’altro di cui ho bisogno, in questo momento. Ti prego, resta con me…»
James non poteva fuggire ancora una volta, ma, soprattutto, non ne aveva nessuna intenzione. Theodora, la ragazza di cui era innamorato dalla prima volta che l’aveva incontrata, la sua anima gemella, gli stava esplicitamente chiedendo di restare per sempre con lei, dato che James era l’unica persona che Theodora avrebbe voluto accanto, per il resto della sua vita.
«Non desidero altro, Dora,» disse James.
«Beh, allora, dato che resterai qui con me, voglio che tu mi faccia un favore…»
«Quale?»
«Voglio che tu ci sia sempre, per me, e che tu sia pronto ad affrontare qualsiasi rischio pur di proteggerci… Voglio dire, pur di proteggermi… Lapsus linguae…»
La ragazza si morse il labbro per l’imbarazzo, ed ebbe l’impressione di star arrossendo velocemente. Non le era mai successo di dire una cosa per un’altra: era abituata ad essere sempre perfetta, in qualsiasi occasione. James, però, non sembrò farci molto caso.
«Ti proteggerò a costo della vita, Dora…» le disse James.
Theodora non aveva mai amato molto i soprannomi, ma le piaceva qualsiasi modo in cui James la chiamava. Le ricordava i suoi genitori, che avevano l’abitudine di chiamarla affettuosamente “Teddy”.
James baciò la ragazza, e, in quel momento, Theodora si convinse che niente sarebbe più crollato, nella sua vita. In quell’attimo, tutto le sembrava perfetto, e avrebbe tanto voluto che quel momento perfetto non finisse mai. Quando era piccola, le avevano tanto parlato degli Angeli Custodi, di come stiano sempre accanto alle persone per proteggerle: in quel momento, Theodora era sicurissima di aver trovato il suo.

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Spero che la storia vi sia piaciuta! Sarei molto felice se voleste lasciarmi un vostro parere, anche nel caso ci siano opinioni negative: fa sempre bene ricevere critiche costruttive, per migliorare sempre di più! O, se volete mandarmi un messaggio in privato, venite a trovarmi su Facebook, Twitter e Instagram!
A presto, con una nuova storia!
∼Arkytior

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