Life update: che fine ho fatto?

Dato che è passato un bel po’ di tempo dall’ultima volta che ho pubblicato un qualche aggiornamento su questo blog (nonché su Facebook, Twitter e Instagram), ho pensato di fare questo piccolo life update per dimostrarvi che sono ancora viva, e che sto alla grande!

Ma prima facciamo un piccolo passo indietro. Ho notato che in questi giorni sui social network sta spopolando la #10yearschallenge, e dato che non posso mettere a confronto due mie foto, proverò a descrivervi come me la passavo dieci anni fa, in confronto a cosa sto facendo adesso, e noterete come la situazione si è veramente capovolta…

All’inizio del 2009 ero al liceo, al secondo anno, ed ero ancora abbastanza stupida da smettere di studiare dopo aver ricevuto la pagella a gennaio. Non so esattamente perché lo facessi: so solo che quello fu l’ultimo anno che successe, e l’ultima volta che i miei mi tolsero il computer fino a che non avessi recuperato tutti i miei voti. Tuttavia, la scuola non mi dispiaceva eccessivamente: ho conosciuto alcuni professori davvero in gamba, e per la prima volta ero felice di avere amici a scuola (se solo avessi saputo che, tre anni più tardi, avrei preso una strada diversa da alcuni di loro, e avrei scoperto di essere stata pugnalata alla schiena dagli altri, molteplici volte). Ho frequentato il liceo linguistico perché non ho mai sopportato la matematica (infatti facevamo soltanto due ore di matematica a settimana) e perché alle medie le uniche materie in cui andavo bene erano inglese e spagnolo, e la mia aspirazione era quella di diventare professoressa, come tutti nella mia famiglia (più tardi ho cominciato a pensare anche al lavoro di traduttrice), mentre le mie compagne volevano tutte diventare hostess o organizzatrici di eventi (poi sono finite tutte a fare economia, il test di ingresso a medicina senza essere ammesse, scienze politiche, scienze delle merendine, scommesse sportive, oppure hanno fatto figli o si sono sposate).

Io sono stata una delle poche (o una delle due, addirittura?) a continuare a studiare lingue all’università. Ho frequentato un’università lontanissima dal mio quartiere, in cui non è andato nessuno dei miei vecchi compagni di classe, per ricominciare da capo. Ho superato esami complicatissimi come Filologia Germanica (imparare a memoria parole appartenenti a lingue antiche ricostruite e la loro evoluzione dall’indoeuropeo alle lingue germaniche antiche, passando dal germanico comune: non è stato per niente una passeggiata) e Storia Moderna (non sono mai stata brava in storia, ma era un esame obbligatorio), e ho attraversato un periodaccio durante la stesura della mia tesi triennale (avevo scelto di analizzare uno studio sul significato religioso delle Cronache di Narnia di C.S. Lewis, ma una zia maniaca del controllo ha voluto mettersi in mezzo a tutti i costi e ha cercato di convincermi che i romanzi fantasy sono tutti spazzatura), in cui ho avuto un blocco dello scrittore tremendo e sono stata a tanto così dall’eliminare definitivamente tutti i miei scritti. Per fortuna non ce l’ho fatta, così a poco a poco mi sono ripresa e ho lentamente ricominciato a scrivere.

Ho vinto il NaNoWriMo 2017 iniziando una nuova stesura di un romanzone (ora piuttosto una serie di romanzi) che ha inizialmente visto la luce come fanfiction piuttosto confusionaria ispirata a High School Musical e praticamente tutto quello che mi passava per la mente all’epoca (la stesura originale dovrebbe risalire comunque al 2006-2009, ma ho continuato anche per gli anni successivi, con le prime revisioni), che ora ho reso una storia originale e ribattezzato Two Worlds Collide (spero lo vediate pubblicato presto su Internet). Sto continuando la revisione/riscrittura, ma man mano che vado avanti la storia necessita sempre più cambiamenti importanti. Ho partecipato anche al NaNoWriMo 2018, e sono riuscita a buttare giù qualche pagina di un progetto molto particolare, che al momento si intitola Little White Lies, e che, se firmassi con il mio vero nome, mi causerebbe non pochi guai… Non ho vinto, purtroppo, perché a novembre sono stata parecchio impegnata…

Lo scorso febbraio ho conquistato la laurea magistrale in Lingue e Letterature Europee e Americane (quindi, a rigor di logica, posso presentarmi dicendo: “Hello! I’m a Doctor! Basically… run!“), scegliendo furbamente un modello di tesi sperimentale in cui metà del lavoro era sostanzialmente una traduzione commentata di alcuni saggi di un’autrice americana contemporanea di nome Carole Maso (che nessuno conosce, quindi poco male… comunque penso di dedicarle qualche post qui sul blog, in futuro, perché è veramente interessante, quindi… stay tuned!). La zia maniaca del controllo, però, ha deciso di metterci le mani ancora una volta, ovviamente non capendo un beneamato tubero di letteratura, quindi è stata di nuovo un’esperienza abbastanza stressante. Per di più, mi sono ritrovata a fare da baby-sitter a mia nonna malata, perché la zia maniaca del controllo di cui sopra aveva deciso che mia nonna, che ha sei figli di cui quattro pensionati, doveva essere assistita dalla nipote che stava scrivendo la tesi magistrale. Senza parole, proprio.

Per fortuna, ho trovato uno stratagemma per evadere, e, subito dopo la laurea, mi sono dedicata a intraprendere percorsi per due possibili sbocchi professionali: da un lato seguivo corsi di pedagogia, psicologia, antropologia e didattica che mi avrebbero dato l’accesso al concorso per diventare insegnante di lingue straniere (che ora a quanto pare diventerebbero inutili, secondo la legge italiana… ci ho speso 700€ e svariati mesi!), mentre dall’altro seguivo un corso per imparare tecniche di traduzione letteraria. Una volta terminati i corsi, non risultando più iscritta a nessuna università e nessun corso di formazione, mi sono iscritta a un progetto di Servizio Civile per Garanzia Giovani, che mi avrebbe dato l’opportunità di lavorare per un anno, nello stesso posto in cui avevo già svolto un progetto di Servizio Civile qualche anno fa, durante il primo anno della laurea magistrale (non sono mai stata tanto con le mani in mano, insomma…).

La scorsa estate, poi, mentre ero in vacanza con la mia famiglia, i miei genitori mi hanno fatto vedere un annuncio della Ryanair, che cercava personale. Una ragazza che aveva fatto con me l’anno di Servizio Civile aveva dovuto lasciare il servizio in anticipo perché era stata assunta proprio dalla Ryanair, e io sinceramente non avevo mai preso in considerazione la possibilità di inviare il mio curriculum perché pensavo di essere troppo bassa per fare la hostess. E invece no, a quanto pare rientro nell’altezza minima per passare la selezione. Così, tanto per provare, ho deciso di inviare il mio curriculum, e con mia grande sorpresa sono stata invitata a partecipare al colloquio per la selezione.

Il colloquio è stato molto più semplice di quanto immaginassi: tutti quanti vestiti in abito formale, (chi era troppo alto, troppo basso o vestito nel modo sbagliato è stato subito rimandato a casa), un semplicissimo test di inglese (seriamente, roba da neanche terza media, che però ha rimandato a casa un bel po’ di persone), e infine un colloquio individuale (che, come mi aveva detto la mia ex collega, non è stato eccessivamente complicato o formale). Ho trascorso i giorni successivi pensando di non aver fatto chissà quale grande impressione sull’esaminatrice, ma, invece, nel giro di neanche un paio di settimane ho ricevuto un’e-mail che mi invitava a partecipare al training course che mi avrebbe preparato al lavoro.

E così, a fine settembre sono partita per Bergamo, dove ho frequentato il corso della durata di sei settimane. Ho imparato tutto quello che c’era da sapere sul lavoro che avrei dovuto svolgere, impegnandomi duramente e affrontando una situazione del tutto nuova per me. Era la prima volta che stavo per tanto tempo lontana da casa, frequentando un corso totalmente in inglese, pieno di contenuti molto più pratici che teorici (ho dovuto imparare un sacco di procedure e termini tecnici, cose di cui ignoravo l’esistenza persino in italiano), e circondata da persone su cui cercavo a tutti i costi di fare una bella impressione, dato che non erano soltanto i miei compagni di corso, la mia istruttrice o il mio esaminatore, ma anche i miei futuri colleghi. Sono stata incredibilmente fortunata perché, nonostante gli ostacoli superati durante il periodo del corso, ho conosciuto persone simpatiche, che sembravano davvero apprezzare il tempo passato con me, ho avuto un’istruttrice fantastica, severa ma anche disponibile ad aiutare chi è in difficoltà, e ho avuto accesso ad un’opportunità lavorativa che mai avrei preso in considerazione.

Ho superato il corso dimostrandomi una dei migliori, e all’inizio dello scorso novembre ho iniziato a lavorare come assistente di volo a Siviglia, in Spagna. Uno dei miei rimpianti è quello di non essere mai riuscita a partire per un anno di studio all’estero, così avevo cominciato a pensare a qualche progetto simile ma che permettesse di lavorare all’estero. E poi i miei genitori mi hanno convinta a presentare il curriculum alla Ryanair… Nessuno di noi si sarebbe mai aspettato che mi avrebbero presa davvero! Ma alla fine devo riconoscere che me lo sono meritato. Mi sono impegnata duramente, e questo è stato il risultato.

Ho indubbiamente fatto passi da gigante, e se qualcuno me l’avesse detto, dieci anni fa, che sarei finita a fare la hostess, in Spagna, affittando una stanza in una villa gigantesca condivisa con altra gente che lavora nella stessa compagnia, molto probabilmente mi sarei messa a ridere. Allora ero esattamente l’opposto di come mi sono presentata al colloquio iniziale, o durante il corso di addestramento (sì, bisognava vestirsi eleganti e truccarsi anche durante il corso): capelli spesso unti e pettinati in maniera improbabile, vestiti indossati a casaccio, unghie mangiucchiate e dita gonfie e sanguinanti, apparecchio fisso per correggere i denti storti, totalmente incapace di truccarsi. Ora, invece, doccia quasi tutti i giorni, unghie ricostruite con il gel e french manicure, trucco che per me è il “minimo sindacale” ma che secondo l’istruttrice del corso era praticamente perfetto (fondotinta, blush, mascara, un semplice ombretto marrone e rossetto). Certo, non amo ancora molto il mio sorriso, anche se ora i miei denti sono dritti, ma ci sto lavorando.

E poi la divisa. L’ultima volta che ho indossato una divisa ero alle medie, e non potevo fare a meno di sentirmi una “m***a ambulante”, come tra l’altro qualche simpaticone mi chiamava molto spesso. Ma adesso è tutta un’altra cosa. Ancora vado un po’ nel panico all’idea di indossare la stessa giacca tutti i giorni, ma cerco di lavarla abbastanza spesso (ed è inverno… non oso pensare a cosa succederà quando arriverà l’estate!). Per quanto non mi piaccia l’idea di indossarla in giro per andare e tornare dal lavoro, perché non mi piace camminare per strada, o prendere l’autobus, e vedere tutti che si girano a guardarmi, come se fossi qualche specie di animale strano (e avere un impermeabile color Yellow Submarine come unica protezione dal freddo, in questi giorni, proprio non aiuta), fa un certo effetto indossare una divisa e vedere le persone che ti cercano per chiederti aiuto, informazioni, consigli.

Sono scappata al casino di casa mia, con mia nonna che ha appena compiuto 99 anni e continua a dimostrarsi molto più sana di mente dei suoi stessi figli, che dovrebbero badare a lei, ma in realtà è più lei che bada a loro. Ma loro purtroppo non le hanno detto che io me ne sto tutta sola in un paese straniero, quindi lei pensa che ancora vivo al piano di sotto… Sa benissimo che non mi vede più tanto spesso, non è così stupida come le mie zie vogliono far credere… Sono loro quelle stupide, che le hanno messo davanti una mia foto con la divisa della Ryanair, con il logo in bella mostra! Mette tristezza andare a visitarla e sentire lei che mi dice “Come sei bella in quella foto! Ma dove vai vestita così?” Secondo le mie zie dovrei rispondere “A fare colloqui di lavoro…”, ma a me sembra una risposta veramente stupida, proprio come la foto. Mia sorella ha detto che, con quella foto messa così sembra che io sia morta, e quindi io ho risposto di metterci anche un bell’epitaffio, una roba tipo: “Ciao, piccolo angelo! Adesso vai e insegna al Paradiso a vendere caffè sugli aerei! Ah, come? Non è quello che fai?” Eh, no, mia cara persona con stupidi pregiudizi: di vendere caffè ne abbiamo parlato soltanto un giorno, durante il corso. Ho imparato cosa fare in caso di atterraggio di emergenza, decompressione, ammaraggio, incendio, so cosa fare se uno dei piloti improvvisamente si sente male, ho imparato come comportarsi in caso di atterraggio di fortuna nella giungla, ho spento un vero incendio con un vero estintore! Ma questo la gente non lo sa e quindi parla a vanvera…

Ma è più facile ignorare gli idioti che parlano a vanvera quando sei lontana chilometri da casa, in un paese straniero in cui parli italiano soltanto quando chiami i tuoi la sera per raccontare com’è andata la giornata, quando ti capita di incontrare qualche collega italiano, o quando ti capita di fare voli destinati in Italia (e dato che sei l’unica hostess italiana a bordo, tutti gli annunci ai 189 passeggeri te li fanno fare a te). Questo non è il lavoro che avevo sempre sognato di fare, ma devo ammettere che mi piace. Tutto sommato, non è male lavorare soltanto mezza giornata e avere la sicurezza di tornare ogni sera a casa, non lavorare tutti i giorni del mese ma essere pagati comunque abbastanza, e avere a che fare con circa 189 passeggeri per ogni volo che fai (molto meglio che avere 10 classi in un edificio fatiscente, ognuna costituita dalle solite 30 scimmie che non riuscirai mai ad ammaestrare). Si viaggia molto ma non si scende mai dall’aereo, ma c’è comunque sempre occasione di imparare qualcosa di nuovo, sia dai passeggeri che dai colleghi. È bello lavorare in squadra, con l’obiettivo di rendere il viaggio un’esperienza piacevole per i passeggeri, e sentirli tutti quanti che ti ringraziano quando, una volta atterrato l’aereo, ti passano davanti prima di scendere. Loro non lo sanno, ma è bello sentire “Grazie, è stato proprio un volo bellissimo!” di tanto in tanto. Mi sono sempre sentita dire che ho la testa tra le nuvole, ma adesso posso dire di avercela letteralmente tra le nuvole!

Se prendete un aereo per Siviglia, quindi, tenete gli occhi aperti: potreste incontrarmi sul vostro volo!
~Arkytior

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